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Ein Staudammwärter für alle Fälle
Al primo posto c’è sempre la sicurezza. Ed è per questo che l’attività di sorveglianza e di controllo delle opere di sbarramento si svolge 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Questa enorme responsabilità grava su 18 guardiadighe, suddivisi in quattro squadre coordinate da Oswald Mairhofer, che fa questo lavoro da oltre 35 anni.
In quanto responsabile, si occupa della programmazione dei turni di lavoro sulle dighe e di tutte le esigenze dei suoi collaboratori. Insieme alla sua squadra ha anche la responsabilità del controllo e della manutenzione degli ulteriori impianti della Val d’Ultimo: opere di presa, condotte di adduzione, gallerie in pressione e centrali. Le opere di sbarramento soggette all’attività di sorveglianza interessano cinque bacini: il lago di Alborelo (800 m s.l.m.), il lago di Zoccolo (1.100 m s.l.m.), il lago di Fontana Bianca (1.900 m s.l.m.), il lago Quaira (2.200 m s.l.m.) e il lago Verde (2.600 m s.l.m.). Data la sua limitata capacità, per il lago Pesce che si trova a 2.050 m s.l.m. si effettua un controllo visivo di norma ogni quindici giorni. La produzione media annua degli impianti ammonta a circa 390 milioni di kilowattora. Ciò significa che circa l’8% dell’energia idroelettrica prodotta in Alto Adige proviene dalla Val d’Ultimo – quanto basta per approvvigionare circa 85.000 famiglie.
I turni sono piuttosto impegnativi. Un turno dura 24 ore: 8 ore per l’attività di sorveglianza e controllo, seguite da 16 ore di servizio di reperibilità. Dalle ore 17.00 la sorveglianza è assunta dal Centro di Telecontrollo di Cardano, che in caso di una segnalazione di avaria allerta immediatamente il guardiadighe responsabile, che verifica il problema ed eventualmente interviene per eliminarlo. Se poi ci sono da svolgere anche i controlli settimanali o mensili, organizzati in modo differente da diga a diga, il turno può durare anche 32 ore.
Nei giorni feriali la giornata lavorativa inizia alle ore 8.00. Nei fine settimana invece alle ore 6.30, per dare la possibilità ai colleghi che escono dal turno di organizzarsi la giornata libera con la famiglia. Al mattino tutte le squadre si ritrovano a Santa Valburga per il consueto briefing per poi dirigersi sui propri luoghi di lavoro. Alcune dighe sono raggiungibili in auto; quelle più in alto solo con la funivia. Prima di poterla utilizzare, bisogna però effettuare i dovuti controlli: una prova di funzionamento al 50% della velocità, le verifiche sulle funzioni di base e sui circuiti di sicurezza. I controlli vengono effettuati quotidianamente, per evitare che si verifichino incidenti. Una volta in cima si fa il cambio turno e solo allora il turnista uscente scende dalla montagna, in quanto la sala quadri deve sempre essere presidiata. Raggiunto sano e salvo il fondovalle, ne dà poi conferma al collega. Il lavoro di squadra e la solidarietà sono fondamentali: dopo tutto si passa più tempo con i colleghi che a casa.
Un guardiadighe deve avere adeguate conoscenze tecniche, capacità di resistenza per affrontare i lunghi turni lavorativi e lavorare nelle dighe situate più in alto, una buona forma fisica per spalare per ore la neve in inverno e, soprattutto, non deve temere la solitudine, che può durare per giorni. Può capitare che il telefono non funzioni a causa delle cattive condizioni meteorologiche, e quando non si può utilizzare neppure l’elicottero ci si ritrova completamente tagliati fuori dal mondo esterno. Serve anche un po’ di abilità culinaria: la vita nelle case dei guardiani prevede infatti anche dei lavori domestici, tra cui fare le pulizie e cucinare. Le case dei guardiani comprendono solitamente la sala quadri, un locale tecnico, una cucina, un soggiorno, un bagno e le camere da letto, una per ogni guardiano. Negli alloggi c’è comunque sempre una razione di emergenza a cui attingere in caso di permanenza non prevista o più lunga del normale.
Spesso l’unica compagnia durante i turni è l’ululare del vento. Beh, ogni tanto passa anche una martora oppure una volpe. A proposito: un collaboratore di Alperia, ora in pensione, è riuscito ad addomesticare una volpe che alla fine passava sempre all’ora dei pasti.
Adesso in ogni casa dei guardiani c’è una connessione in fibra ottica con la rete internet, anche a 2.600 m di altitudine, così ci si sente un po’ meno isolati. In estate passano anche i turisti e alcuni fanno domande curiose sulle dighe e sul lavoro dei guardiani, che sono ben felici di rispondere.
“Se uno vuole davvero sapere quanto può essere duro lavorare sulle dighe, dovrebbe andarci durante i lunghi mesi invernali. Certi giorni i guardiani non escono nemmeno dalla porta di casa; per fare le misurazioni periodiche usano le gallerie sotto le dighe. Un guardiano deve essere in grado di affrontare la vita contando solo su sé stesso. E alle alte quote non è facile neppure dormire. È uno stress per il corpo e per la mente a cui nessuno vorrebbe essere esposto per così tanti giorni”, spiega Mairhofer. “Non tutti sono adatti e c’è stato chi dopo pochi mesi ha lasciato il lavoro”.
Ma torniamo alla routine di lavoro quotidiana in quota. Una volta arrivati in diga, si effettuano diverse misurazioni. Si misurano, ad esempio, le perdite d’acqua (nessuna diga ha infatti una tenuta del 100%), si controlla il livello dell’acqua, la pressione dell’acqua nei diversi punti, il movimento della diga. Le misurazioni vengono effettuate sia all’aperto che nelle gallerie che corrono all’interno degli impianti. A volte si utilizza un ascensore molto stretto per scendere di 60 metri fino al piede della diga per verificare, tra le altre cose, la funzionalità delle paratoie. Un’attenzione particolare è riservata al gruppo elettrogeno che, specialmente in inverno, permette di resistere nell’impervio ambiente montano in caso di interruzioni di corrente. Alcune misurazioni vanno effettuate quotidianamente, altre settimanalmente o mensilmente. Alcune si fanno solo in due, perché lassù si è tagliati fuori dal mondo e in caso di infortunio l’attesa dei soccorsi sarebbe lunga. “Ciascuno tiene d’occhio gli impianti e il proprio compagno, per la sicurezza di tutti”, spiegano i guardiani.
A causa delle differenze di temperatura tra estate e inverno o del livello dell’acqua del lago nelle diverse stagioni, le dighe sono soggette a continui movimenti: si inclinano in avanti o si ritirano. “Finché i movimenti si mantengono entro determinati valori, si tratta di un fenomeno assolutamente normale”, chiarisce Oswald Mairhofer. “Ciascuno dei miei collaboratori conosce nel dettaglio la propria diga e l’ambiente circostante. Se notano la minima anomalia, fosse anche una piccola frana vicino alla diga, i loro campanelli d’allarme si attivano immediatamente. Seguono meticolosamente la situazione, confrontano le misure, si scambiano le informazioni e intervengono a seconda delle circostanze. È quindi importante avere una certa esperienza tecnica. Negli ultimi dieci anni c’è stato un ricambio totale all’interno della squadra, perché tutti i colleghi più anziani, tranne uno, sono andati in pensione. Ora è il turno di una squadra giovane. Tutti i guardiadighe hanno una formazione tecnica; non è solo utile ma quasi indispensabile per svolgere questo lavoro dalle mille sfaccettature. E poi hanno tutti familiarità con i sistemi informatici, il che facilita il compito”.
Diverse misurazioni sono automatizzate, altre manuali. La tecnologia da sola non è però in grado di sostituire l’occhio esperto di un professionista. Pertanto, anche le misurazioni automatizzate vengono periodicamente controllate manualmente dai guardiadighe e immesse poi nel sistema informatico. I guardiani confrontano quindi quotidianamente le misurazioni per assicurarsi che non ci siano difformità. Le persone, con il loro bagaglio di esperienza, non possono essere rimpiazzate dalle macchine.
Tutto è mantenuto in perfetto funzionamento e custodito con cura: le case dei guardiani e le dighe, le macchine e gli strumenti di lavoro, le funivie e le gallerie.
“Ogni macchina, ogni compressore, tutto è sottoposto ad accurata manutenzione”, conferma Mairhofer. “Ovviamente facciamo tutto in modo assolutamente scrupoloso”, affermano i ragazzi. “Dopo tutto, noi e le nostre famiglie viviamo tutti qui sotto”. I 18 guardiani delle dighe abitano infatti tutti in valle. Ed è proprio questo radicamento con il luogo e la grande passione per il proprio lavoro che contraddistingue la squadra della Val d’Ultimo.
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![Sapevi che gli edifici consumano il 40% dell’energia e generano il 36% delle emissioni di gas a effetto serra[1]? Non solo: gli immobili meno efficienti consumano 10 volte più energia di quelli cosiddetti “green”, ovvero di tutti quegli edifici dotati di sistemi di efficientamento energetico come pannelli solari, pompe di calore, cappotto termico, nuove caldaie e infissi ben isolanti.
Con l’obiettivo di accelerare il grande piano europeo per la transizione energetica (il Green Deal), l’Unione Europea ha dato il via libera alla Energy performance of building directive, il cui obiettivo è raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con una serie di step intermedi, a partire dal 2030. Gli edifici residenziali esistenti, ad esempio, dovranno ridurre i consumi del 16% entro il 2030 e del 20% entro il 2035. Inoltre, tutti gli edifici dovranno essere costruiti a emissioni zero, ovvero con altissime prestazioni energetiche e bassi consumi, prodotti principalmente da fonti rinnovabili. A questo obbligo dovranno attenersi già dal 2028 gli immobili nuovi di proprietà pubblica. Entro il 2040, invece, sarà obbligatorio eliminare le caldaie a gas.
La direttiva avrà un impatto importante sugli immobili: il 75% degli edifici europei, infatti, è inefficiente dal punto di vista energetico. E non va meglio se guardiamo alla sola Italia. Secondo l’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), il 74% delle abitazioni italiane, cioè 11 milioni, appartiene a classi energetiche inferiori alla D[2]. Pertanto, per aderire a quanto richiesto dalla direttiva, quasi 2 milioni di case dovrebbero essere ristrutturate nei prossimi nove anni. Ogni Stato europeo dovrà, dunque, redigere un piano nazionale di ristrutturazione, decidendo in maniera autonoma su quali edifici concentrarsi.
L’efficientamento energetico degli edifici è un tema su cui anche noi di Alperia stiamo lavorando da tempo. Con i nuovi Smart Meter, ad esempio, favoriamo un monitoraggio costante dei consumi e un uso razionale dell’energia. Affianchiamo, inoltre, moltissimi clienti nella realizzazione di progetti legati al Superbonus 110%, migliorando le prestazioni energetiche degli edifici di almeno 2 classi. Non solo: sia per i privati che per le aziende mettiamo a disposizione proposte dedicate per l’istallazione degli impianti fotovoltaici con cui è possibile ridurre l’impatto ambientale e tagliare i costi in bolletta, scommettendo sulle rinnovabili. Tramite pannelli solari installati sul tetto o in una zona ad alta esposizione, infatti, si fornisce energia a tutta l’abitazione. Supportiamo le imprese anche con diagnosi energetiche e con il servizio di Smart Energy Management, con cui analizziamo i dati energetici e ne ottimizziamo le performance, identificando le soluzioni migliori per ogni realtà.
Ancora: forniamo centrali di cogenerazione per le imprese e per il settore terziario, anche in modalità E.P.C. (Energy Performance Contract), assumendoci l’impegno finanziario legato allo sviluppo del progetto e accompagniamo le aziende nel percorso della certificazione ISO 50001 “Sistemi di gestione dell’energia – Requisiti e linee guida per l’uso” che riduce il fabbisogno energetico e di conseguenza i costi sostenuti dalle imprese. Infine, il teleriscaldamento: stiamo portando il calore sostenibile in tutto l’Alto Adige, con un focus in particolare su Bolzano e Merano, allacciando sempre più condomini e strutture pubbliche alle centrali del teleriscaldamento, con numerosi vantaggi in termini ecologici ed economici.
Sappiamo che la transizione energetica è una sfida comune e che l’edilizia non può esserne esclusa. Per questo, vogliamo dare il nostro contributo per abitazioni più green e smart, che contribuiscano a diffondere un nuovo benessere, olistico e inclusivo per tutta la popolazione.
[1] www.europarl.europa.eu
[2] www.ilgiornale.it](https://alperia.st.triboo.dev/wp-content/uploads/2024/05/24.05.15-Case-green_web-300x200.jpg)
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